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𝓓𝓾𝓮 𝓰𝓲𝓸𝓻𝓷𝓲 𝓪 𝓢𝓪𝓷 𝓜𝓪𝓻𝓲𝓷𝓸 𝓮 𝓭𝓲𝓷𝓽𝓸𝓻𝓷𝓲!

Con Totalone finale !!!

Non avendo scritto a caldo le emozionali sensazioni del momento mi ritrovo ora a voler estendere questo mio reportage sulla Repubblica di San Marino con la memoria ancora assonnata e lo stregatto che devo incollare a causa di rottura improvvisa.
La reale missione della gita era, oltre a rivedere il grazioso Borgo, quello di trovare abiti economici sfruttando la frontiera… quest’ultimo scopo ha fatto miseramente cilecca, non è vero che costa tutto meno e, qui, non fanno gli scontrini.
O almeno li fanno solamente se l’importo speso supera o i 5 o i 10 €, ovviamente questo riguarda il piccolo Borgo mentre non so se così è anche a Serravalle luogo in cui mi son fermata al rientro per visitare il centro commerciale Atlante; altamente intenzionata a trovare offerte e miseramente uscita con un po di cancelleria e una manciata di cosmetica. Lo stregatto (ne avevo già acquistato uno a Roma, nei pressi della Città del Vaticano) una statuetta di gatto nero con il cappello da strega, mi piaceva anche con il libro ma ho preferito quello aggrappato alla scopa… bene, si è rotto il manico e ora lo devo incollare! Oltre allo stregatto e poco altro non ho portato a casa grandi cose, non sono amante di Souvenir e cianfrusaglie eccessive ma San Marino è graziosa anche e soprattutto per gli infiniti negozi di oggettistica che fanno parte anch’essi dell’attrattiva del luogo.

L’arrivo ha inizio con la visita al museo delle curiosità, un museo privato dal costo d’ingresso di €9, un luogo che ospita un centinaio di oggetti curiosi, la maggior parte originali, un luogo buffo nel suo contenuto che, sicuramente consiglio nella visita anche per la stranezza degli oggetti storici che erano di uso comune e che oggi sarebbero inimmaginabili. 
Proseguo la passeggiata lungo i viottoli del Borgo osservando particolarità, paesaggio ed elementi cittadini, ovviamente le photo son d’obbligo e la curiosità è grande nel capire ed intuire i percorsi, gli stradelli, i sottopassi che collegano i viali creando scorciatoie pedonali e, a volte, impercettibili. Come nel caso mio che ho chiesto ad una ragazza se si poteva passare, lo credevo il giardino privato di casa sua, invece no, o forse e ne danno il permesso? Chissà! Fatto sta che ho avuto più di una volta la sensazione di finire poi di fronte alla porta d’ingresso di qualcuno, o nel giardino privato di qualcun altro. 
Proseguo verso il Giardino dei Liburni, il Teatro, poi verso la Cava dei Balestrieri di cui la storia narra che le sue pareti di roccia furono utilizzate per il restauro del Palazzo Pubblico e oggi utilizzata per il palio dei balestrieri, eventi e attività sportive. Sosta per una Piada in un locale dallo spettacolare panorama e veramente molto scenografico oltre che discreto nel gusto e mediamente conveniente, per poi proseguire verso La prima Torre, la Rocca Guaita e poi ancora verso la Seconda torre Cesta, alla terza torre Montale non ci sono arrivata; troppo distante, non visitabile e ormai la batteria del cellulare era all’1%. Il biglietto è di €8 che le comprende entrambe assieme ad altri musei pubblici da me visitati, ma non tutti, la mattina successiva (Palazzo Pubblico e il Museo del francobollo e della moneta). Purtroppo poi la giornata ha perso di intensità, ho preso possesso della mia stanza in un grazioso hotel che, anziché offrirmi la singola già pagata mi hanno fatto soggiornare, allo stesso importo, in una matrimoniale. La stanchezza si stava presentando, il cellulare l’ho prontamente messo sotto carica, la siesta è stata veramente doverosa ma? Ho lasciato oltrepassare il tempo per l’ultimo ingresso utile al Museo del francobollo e della Moneta che ho dovuto quindi rimandare. Ho però continuato a perlustrare i viottoli e ho percorso il sentiero per andare a vedere una delle ex Gallerie della Ferrovia San Marino-Rimini distrutta nella seconda guerra mondiale che però ho trovato non accessibile. Altra galleria l’ho poi trovata più vicina al centro, dopo la stazione del bus ma, purtroppo, ero già sul bus!
Cena al London Pub e poi doccia e riposo per svegliarmi arzilla e riposata per assaporare la squisita crostata ai frutti di Bosco fatta in casa nell’hotel… ne ho mangiate tre fette e poi mi sono limitata per rispetto di chi era ancora tra le lenzuola. 
Il museo del Francobollo e della moneta è stupendo già dal primissimo scritto trovato che ricorda; ‘Senza dimenticare, tuttavia, che come recita un antico detto “La Libertà non vi è oro che possa pagarla” ‘. I primi francobolli a San Marino vengono stampati ed emessi nel 1877, è Rowland Hill che nel 1837 inventò il francobollo.La convenzione postale tra San Marino e il Regno d’Italia li autorizza a stampare i propri francobolli presso l’officina carte valori Italiana di Torino.  Hanno da sempre avuto rapporti speciali con gli Stati Uniti D’America, con intrecci di differenti storie tra cui quella della lettera inviata da Abraham Lincoln in risposta ai capitani reggenti al fenomeno dell’emigrazione, tanti cittadini viaggiano oltre oceano a cercare fortuna costituendo una colonia che mantiene sempre vivo il legame con le origini. Lo Scudo Sammarinese è una moneta d’oro avente corso legale unicamente all’interno della Repubblica di San Marino, ha peso legale di 3 grammi e viene coniata per conto della Repubblica dall’Istituto Polifrafico e Zecca dello stato Italiano. E’ emessa puramente per fini numismatici ma può essere utilizzata come moneta commerciale nel territorio Sammarinese ove ha corso legale. 
Proseguo con la visita al Palazzo Pubblico che è sede Governativa luogo in cui si celebrano le cerimonie ufficiali ed è sede dei principali organi istituzionali e amministrativi per questo motivo non sempre è visitabile e non tutte le stanze sono accessibili. Torno sui miei passi per prendere il Borelli Bus in direzione Serravalle in cui entro in quello che è un shopping center da marche di alto prezzo, molti negozi chiusi o in apertura, una farmacia e uno studio dentistico al quinto piano e le toilette  solo ai primi due. Mi fermo qui per il pranzo dopo aver acquistato un po di Cosmesi :Due biscotti dal sapore di stazionamento in dispensa accompagnati da un discreto caffè macchiato. E poi? potevo non entrare in Coop? Nella Titan che ha gli stessi identici articoli dell’Emiliana Romagnola? Situata proprio a fianco del mega Center Atlante con l’addetto alla pescheria che si è reso conto di non aver dato una seppia alla cliente che l’ha pagata e che ha informato tutti che quella consueta cliente dovrà avere una seppia in più la prossima volta. Okkay!! Tra la seppia e io che chiedo info su possibili negozi di abbigliamento a prezzo equo mi son fatta anche due chiacchiere con i commessi. 
Torno a Rimini schiacciata contro lo sportello di un bus eccessivamente affollato e mi faccio il mio consueto giro piada x cena! Prima, però, mi soffermo attirata da un negozio pieno di cappelli; riuscirò ad acquistare almeno quello da sole per quando sono in giro con il sole cocente? ne vedo uno che mi garba; Ma quale colore? Sono indecisa e? Il simpatico commesso mi ha offerto; Due a 10€ … si va bè … almeno qualcosa di abbigliamento l’ho acquistato!!! 

Ma quant’ ho speso per due dì nella Repubblica di San Marino?

Con il fatto che qui non fanno gli scontrini (alcuni si) un po’ mi son persa nel conteggio dei totali ma ci provo mentre attendo che il pezzo rotto dello stregatto si attacchi con la colla ora applicata;

  • -colazione primo giorno €3.10
  • -pranzo primo giorno €15.50
  • -Cena primo giorno €14.50
  • -ombrello €5
  • -banconota commemorativa €5
  • -stregatto €8.00
  • -acqua nel market 0.75
  • -ingresso museo delle curiosità €9
  • -ingresso multimusei €8, questo mi ha dato accesso alle due torri, al museo del Francobollo e della moneta e al Palazzo pubblico
  • -Viaggio andata e ritorno Modena-Rimini 12.80×2 =25.60 -Viaggio Rimini San Marino 7€ -Viaggio San marino Serravalle e poi Serravalle Rimini 4,50+4,50 … e qui scopro che costa due euro in più!!! Totale €9 -€49.50 Hotel con colazione
  • -3,50 tassa di soggiorno hotel -10€ due cappellini da sole -1€ utilizzo wc -2,28 Contenitore in offerta a Titancoop -€13 piada serale seconda sera (e qui ho l’appunto che ci devo tornare ad assaggiarne un’altra che mi ha incuriosito) -41,06 altri acquisti vari. Direi di aver messo tutto… totalone (stavolta ho speso un botto) = 230,79€ però almeno una sessantina di euro è di oggettistica che ho ora a casa! E non mi hanno neanche dato per sbaglio uno scudo di resto…. neanche 1/2… Pazienza!!!!

Ferie 2025; La Spezia, Portovenere e le 5 Terre (Riomaggiore, Manarola,Corniglia, Vernazza e Monterosso).Holidays in Liguria, Italy a poco più di 500€

domenica 22 giugno 2025

Come non comprendere le Cinque Terre nell’itinerario di quella che è stata la mia vacanza 2025?
Cinque giorni e Quattro notti suddivisi in Cinque Tappe che mi hanno portato alla scoperta non solo di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso ma anche della località La Spezia, e di Porto Venere con le sue tre isole.

Dal 1997 l’isola del Tino, Palmaria, Tinetto, Portovenere e le Cinque Terre sono state inserite tra i Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Palmaria. È piccola, molto piccola: il suo perimetro è di circa 6,5 km, i suoi abitanti soltanto 57. L’unica abitata, è la maggiore delle tre isole dell’arcipelago di Porto Venere ed è meta tradizionale delle gite degli spezzini. Si visita soprattutto la grotta Azzurra, raggiungibile solo dal mare, ma interessante è anche la grotta dei Colombi, accessibile solo da terra. Adibita nel secondo dopoguerra a carcere militare e da pochi anni ristrutturato e i resti della batteria Albini; sparsi nell’intero territorio dell’isola, svariati bunker risalenti alla Seconda guerra mondiale e resti di postazioni d’artiglieria costiera e contraerea per lo più inaccessibili in quanto abbandonati e invasi dalla vegetazione.Nella parte meridionale dell’isola denominata Pozzale, la cava oggi abbandonata e utilizzata un tempo per l’estrazione del pregiato marmo nero a striature dorate detto portoro. Sono ancora presenti i resti delle gru e dei paranchi utilizzati per la movimentazione dei blocchi di marmo, nonché i muri delle abitazioni dei minatori.

L’isola del Tino è accessibile solamente il 14 e il 15 settembre in occasione del patrono, qui si trovano i ruderi del monastero di San Venerio.Sul luogo dove fu trovato il corpo di San Venerio, nel VII secolo fu edificata una cappella, trasformata poi in abbazia nell’XI secolo.
Sull’isola c’è anche un piccolo museo (accessibile in occasione della festa di S. Venerio) con i reperti archeologici rinvenuti in zona, tra cui anfore, frammenti di lucerne e monete di epoca romana.
Come il Tino, anche il Tinetto non è accessibile ai privati cittadini poiché è sottoposto al vincolo della Marina Militare. È la più piccola delle tre isole ,con i suoi circa 6000 m² di superficie è poco più di uno scoglio, alto appena 18 m sul livello del mare e con un perimetro che non supera il mezzo chilometro.

Raggiungo il luogo con i Regionali che accompagneranno il mio intero viaggio ad esclusione del bus La Spezia/Porto Venere in cui il trasporto è stato incluso nel biglietto settimanale degli autobus urbani ed extraurbani. Con treni e bus ho limitato il costo di questo mio viaggio; Andata e Ritorno; 15.70×2=31,40 Costo bus urbano ed Extraurbano settimanale nominativo= 14€ + 48,50 per la Cinque terre card con treno in cui ho potuto girare da La Spezia (andata e ritorno), tutti i paesini quante volte ho voluto per i due giorni di validità e il bus andata e ritorno per Corniglia nonché le toilette pubbliche che sono tutte gratuite se si possiede la Card. Tutti i paeselli presi singolarmente hanno un importo di €8 a prescindere dalla tratta (che sia Monterosso/Vernazza o Monterosso/Riomaggiore), Totale solo per il trasporto =93,90
Purtroppo il favoloso B&b che mi ha ospitato a La Spezia non aveva posto se non fino all’11 Giugno, ma il 12 dovevo sloggiare causa altra prenotazione, ho così pensato “Ma perché non andare, anche solo una notte, anche alle cinque terre?”. Ed è così che ho trovato un grazioso Hotel in pieno Centro a Riomaggiore che mi ha prolungato la Vacanza. Costo degli alloggi? La Spezia €205 con colazione (Tre Notti), Riomaggiore €83 (includo sempre anche le tasse di soggiorno) senza colazione. Colazione presa a Vernazza a €4.30 più 1,50 dello sgradevole caffè al bar vicino. Totale alloggi con colazioni= 293,80
Il totale speso nel complessivo è stato di € 578,24 quindi, togliendo viaggi e alloggi, rimangono € 190,54 di fritti di Pesce a Cono, gelati e Souvenir (circa una quarantina di euro al giorno anche se la spesa è decisamente triplicata gli ultimi due giorni nelle costosissime cinque terre).

Partenza il 9/06 da casa. Fortunatamente all’alba il parcheggio si trova sempre nei pressi della stazione e non ho avuto problemi a lasciare la mia auto in un luogo ben visibile e di Passaggio, ovviamente uno dei due treni ha avuto problematiche a causa di un freno rotto e ho dovuto prendere il successivo… ma questo ormai è parte integrante di ogni mia gita, se non accade ritardo mi inizio quasi a preoccupare….
Il B&b è collocato fuori dal centro di La Spezia, è più verso Porto Venere che, comunque, dista una ventina di minuti di bus in strade strette e dai passaggi effettuati con discrezione. Alloggerò per tre notti in una stupenda Mansarda di quella che è la casa indipendente di una cordiale famiglia, lei ha fatto e sporadicamente fa anche la Pet Sitter e quattro adorabili miciotti salutano fusoramente e saltuariamente durante il passaggio d’ingresso/uscita/colazione…

La Spezia; il 9 e l’11 Giugno …

Dal Museo Tecnico Navale in cui in cui i numeri e le tappe del percorso delineano i riferimenti tematici in modo poco eccellente ma comunque chiaro nel complesso. Numerosi sono i modelli composti ad uso didattico, interessante lo Scafandro e la sua evoluzione al termine della seconda guerra Mondiale per recuperare i reperti della guerra in profondità e non interessanti le esposizioni di missili e fucili. Costo d’ingresso €5
Dal Museo del Castello di San Giorgio, il monumento maggiormente rappresentativo della City e posto su un rilievo chiamato Poggio, due piani di visita e le terrazze che permettono una splendida e indimenticabile visuale sulla Città e sul Mare. Costo d’ingresso alle terrazze €4, Terrazze più museo non molto ricco ma comunque interessante €6.
Ovviamente indimenticabili anche le passeggiate effettuate al ponte bianco che porta all’area privata delle barche in cui ho fatto un sacco di photo prima di aver letto che non si possono far photo … poi non le ho più fatte… giuro!
Indimenticabile anche il pomeriggio trascorso sulla panchina al molo, dal lato opposto, quello delle Navi delle autorità italiane (ma a cosa serve la nave dei Vigili del fuoco?… cioè in acqua?… boh…) ovviamente sempre a far photo e a provare ad abbronzarmi sfruttando il piacevole venticello favorevolmente avvantaggiato dalla profondità di percorso, più lungo è il tragitto verso il faro e più ci si allontana dalle case e più ci si addentra verso il mare.


Sul lungomare Spezino è presente anche una scultura molto carina e interessante; Redamare è un verbo che deriva dal latino, significa amare di un amore corrisposto. Bisogna amare per essere amati, una prospettiva di reciprocità universale quantomai attuale e necessaria ai tempi d’oggi.

Gli storici viali di La Spezia sono indubbiamente da percorrere, osservando architettura e locali con il naso all’insù e la telecamera in mano per non perderne le particolarità strutturali che li caratterizzano ed assaporare il gelato Vernazza sublime (in realtà tutti i gelati nella zona perché hanno un’altra tipologia di cono che è più pieno e saporito rispetto ai nostri Emiliani che risultano al palato più industriali), i triangolini di focaccia tipica piacevolmente consigliati dalla sorella della proprietaria del B&b nonché le prelibatezze del forno nel centro storico di cui ho acquistato fin troppo e mi è rimasto cibo a sufficienza anche per il tardo pomeriggio.

Porto Venere; giorno 10 Giugno … 

L’autobus siglato “P” ti permette di costeggiare la costa osservando le caratteristiche strette stradine in cui solo una macchina parcheggiata di fretta può intasare l’intero traffico e la costa che ci accompagna per l’intero tragitto. Anche la località “Le Grazie” sarebbe stata interessante ma, aimé, il tempo è ristretto e Portovenere è la più ambita. Durante il percorso, proprio nello svincolo del paese prima citato, noto che l’unico semaforo esistente sul luogo è comandato tramite telecomando dallo stesso autista che ha il potere di farlo divenire rosso per utilizzare l’intera carreggiata durante la curva a gomito. Il paesello è bello, molto simile a quelli delle cinque terre con l’aggiunta delle tre isole sopra citate che ho osservato tramite la gita in barca della durata di quarantacinque minuti al costo di €15 in cui è possibile percorrere il giro di quello che è il Parco Naturale. Durante il tragitto una voce registrata illustra la storia e le caratteristiche del luogo.

RioMaggiore; giorno 12 e 13 Giugno …

Cosa posso vedere a Riomaggiore in un giorno?
Visitare il borgo antico; Stupende le antiche viuzze incastonate tra case e rocce e indescrivibile il paesaggio, soprattutto nel punto in cui si vede la stazione dei treni sul mare.
La Via dell’Amore; Che non ho percorso ma ho visto solo da lontano, in due giorni è ben più comoda la cinque terre card treno per spostarsi .. soprattutto con il caldo
Il porticciolo di Riomaggiore.
Il castello di Riomaggiore; non sono entrata ma son salita fino alla cima
La spiaggia libera di Riomaggiore; che ho sfruttato la sera del 12 osservandone il tramonto e il pomeriggio del 13 per soleggiarmi un pò prima del rientro.

Monterosso e Vernazza; pomeriggio del 12 Giugno …

Monterosso al Mare è il paese più grande delle Cinque Terre i cui primi cenni storici risalgono al 1200. E’ l’unico dei cinque borghi ad avere un’ampia spiaggia sabbiosa e una lunga passeggiata a mare con diversi pub, vinerie e gelaterie.
Il paese è diviso in due parti da un promontorio con un tunnel di un centinaio di metri, da una parte la zona di Fegina (zona residenziale e stazione ferroviaria), dall’altra il porto vecchio (centro storico e il molo di attracco dei battelli).
Arroccata su di una maestosa ed affascinante scogliera, Vernazza compare già nelle cronache del 1080 come borgo fortificato ed efficiente base marittima dei marchesi Obertenghi, probabile punto di partenze e di approdo delle forze navali impiegate per la difesa dai saraceni. Il medioevale borgo, con i suoi vicoli magici e misteriosi racchiusi fra le case multicolori, rosa, rosse e gialle, oggi affollato dai turisti provenienti da tutto il mondo, è classificato fra i primi cento borghi più belli d’Italia, vanta un’antica e lunga tradizione marinara, un orgoglioso passato di naviganti e condottieri.

Corniglia e Manarola; mattinata e primo pomeriggio del 13 Giugno …

Corniglia, è il paese centrale delle Cinque Terre, l’unico paese non a contatto con il mare che sorge su un promontorio roccioso alto circa 100 metri in una conca intensivamente coltivata a vigneti. Il paese delle Cinque Terre è raggiungibile attraverso la lunga scalinata della Lardarina formata da 33 rampe e 377 gradini o dalla strada che dalla stazione ferroviaria conduce al borgo. Oppure,subito fuori dalla stazione, c’è la fermata dell’autobus che ti porta in centro paese sulla piazza principale il cui importo è compreso nella cinque terre card treno per i tragitti di andata e di ritorno.

Alla Scoperta Di Vezzano Sul Crostolo ; Parco “La Pinetina” e L'”Ecoparco di Vezzano”

Quarantanove album residui! Come non scegliere un’altra scuola considerando il venerdì di Ferie? Come non organizzare una “Gita fuori Porta” approfittando della concomitanza dei due eventi? Come non scegliere una scuola con possibili albe montane che colorano ancor più la gita? 
Il numero degli Album è stato quasi perfetto! Son corsa via dopo averli terminati e, neanche raggiunta l’auto, ho visto la bidella uscire per chiudere il cancello, direi che al massimo tre fanciulli son rimasti senza, quindi ho fatto bene a progettar codesta gita! Ovviamente il navigatore mi avrebbe fatto prendere uno stradello sterrato rischiando di bucar gomma e sospensione ma, ormai lo conosco e mi sono abituata ad osservar le vie e, dopo due inversioni, eccomi ad imboccar la via corretta in un tempo puntuale e preciso. 
Dopo aver fatto Photo, recensione, dopo aver terminato gli album, passato in edicola, chiesto se potevo lasciar lì l’auto parcheggiata per un poco, ecco che mi incammino verso il bar Denis per uno svuoto vescica e una sosta caffè e Brioches.

La Brioches integrale alla confettura di mora è sublime in quel bar, tornerei a Vezzano sul Crostolo solo per rimangiarne ancora… chissà se qui in pianura ne troverò mai una così!!!
Tornando sui miei passi trovo un borgo visibilmente antico e, praticamente in strada nella via IV Novembre, trovo “L’ufficio Podestarile” che, in un primo acchito, avevo letto “Ufficio Postarile” e già mi ero immaginata il preistorico postino!!! Okkey!!! No, invece no, il Podesta era nel Medioevo il titolo più alto nella carica civile nel governo della città (Praticamente l’antico Sindaco). Peccato trovare l’edificio in stato di abbandono, non visibile internamente ma solo ricco di targhe illustrative che ne identificano le sezioni. 

Il termine deriva dal latino potestas, col significato di autorità, potere, sovranità. La carica di podestà, la sua durata, nonché la residenza e il territorio di giurisdizione erano chiamati podesteria, in particolare durante il Medioevo e nei secoli successivi, più raramente durante il regime fascista. La lotta fra nobiltà e borghesia commerciale costituì una delle dinamiche storiche più importanti nella turbolenta vita comunale. In seguito a questi contrasti, la figura politica del podestà si sostituì o si affiancò a quella del consiglio dei consoli, che governava i Comuni medievali a partire dalla fine del XII secolo. Tale carica, contrariamente a quella di console, poteva essere ricoperta da una persona non appartenente alla città che governava (per questo era detto anche podestà forestiero), in modo da evitare coinvolgimenti personali nelle controversie cittadine e garantire l’imparzialità nell’applicazione delle leggi. Il podestà era eletto dalla maggiore assemblea del Comune (il Consiglio generale) e durava in carica, di solito, sei mesi o un anno. Doveva giurare fedeltà agli statuti comunali, dai quali era vincolato, e alla fine del mandato il suo operato era soggetto al controllo da parte di un collegio di sindaci.

Il podestà era, dunque, un magistrato generalmente al di sopra delle parti, una specie di mediatore, a cui era affidato il potere esecutivo, di polizia e giudiziario, divenendo di fatto il più importante strumento di applicazione e di controllo delle leggi, anche amministrative. Il podestà non aveva, invece, poteri legislativi, né il comando delle milizie comunali, che era affidato al capitano del popolo.

Con il passare degli anni, la carica di podestà divenne un vero e proprio mestiere esercitato da professionisti, che cambiavano spesso sede di lavoro e ricevevano un regolare stipendio. Questo continuo scambio di persone e di esperienze contribuì a fare in modo che le leggi e la loro applicazione tendessero a diventare omogenee in città anche distanti tra loro, ma nelle quali avevano governato gli stessi podestà.

Peccato per il degrado dell’edificio!!! Sarei entrata a vederne gli interni!

Alla Scoperta Di Vezzano Sul Crostolo ; Parco “La Pinetina” e L’”Ecoparco di Vezzano”

Pavoni in relax

I Parchi Possibilmente visitabili nei dintorni sono tre, il terzo, il “Parco Matildico di Montalto” quello che avrei volentieri visitato dopo aver letto de suo lago, della possibilità di percorrerlo in canoa, del ponte sospeso e della presenza di vari animali in libertà era purtroppo chiuso.

Eccomi così ad entrare dall’ingresso dell’Ecoparco adiacente e diviso solo da cancelli e un basso recinto al confinante parco la Pinetina. Il primo è un percorso a piedi in cui è segnalata un’antica frana e i vari percorsi di difficoltà. Purtroppo non molto visibili i percorsi se non uno che ho trovato eccessivamente fangoso. Il secondo parco è invece strutturato per famiglie, entrambi gratuiti. Quest’ultimo ospita in gabbie e liberi vari esemplari tra cui Pavoni, Daini (per questi non ho fatto in tempo ad attivar la telecamera) Cavie, tartarughe e altri liberi che non ho visto o notato. 

 

Marebello di Rimini, due giorni a meno di 57 euro.

Settembre 2021

Sul treno Regionale che m’ha portato a Rimini inizialmente mi son seduta nel seggiolino che si abbassa inserito vicino alle porte d’ingresso e d’uscita per poi ritrovarmi ad occupar una poltroncina non appena il flusso è sceso a Bologna. Bologna, qui i treni si vuotano ma si riempiono immediatamente ed ecco arrivar una coppia sulla trentina con valige annesse e posizionate nelle apposite griglie.

Avevo già preso posto nel più comodo schienale quando i due si avvicinano, lei si siede a un posto dopo il mio (seggiolino a tre posto per il lungo) e lui? ovviamente in mezzo abbassandosi la mascherina e continuando a sorseggiare la sua bevanda come se nulla fosse. 
I bendistinti han tutti la faccia da vaccinati… ed eccomi ad alzarmi e tornar sul mio seggiolino pieghevole appena abbandonato senza fiatare per poi sedermi nuovamente di fronte a loro non appena il posto sè liberato. L’ho fulminato con lo sguardo, l’ha capito il troglodita benvestito e un poco succube della giovincella che lo accompagna e che sbaglia le parole crociate ma non è lei che sbaglia…. Che gente!!

Arrivata a Rimini chiedo informazioni per prendere il sottopasso che mi porterà al mare a un giovanotto con addosso la mascherina di Jocker e, pian piano a piedi (lo avrei fatto comunque anche se potevo prendere il bus) eccomi avanzare verso quello che è parco a Federico Fellini dedicato.
Immediatamente m’imbatto nella fontana dei Quattro Cavalli realizzata dallo scultore Riminese Filogenio Fabbri ed è la seconda opera all’interno del parco, la prima è un macchina fotografica gigante realizzata da un Riminese.

Elio Guerra la realizzò assieme ad alcuni amici a riproduzione della Ferrania Gallilea che era in voga all’epoca. Guerra, in maniera più o meno consapevole, anticipava la Pop Art degli anni 60 proseguendo le architetture tautologiche, tipiche in riviera, delle colonie a forma di nave, dei lampioni a forma di cono gelato, dei bar a fungo o ad ombrellone.Divenne uno degli oggetti più fotografati di Rimini./ turisti le si mettevano in posa davanti,non cera fotografo ed artista che passando di li non la riprendesse.Nel tempo cambiarono le sue funzioni, da negozio di materiali fotografici a punto informativo turistico.

Una parte del parco pubblico è di proprietà del Grand Hotel divenuto famoso per i film di Fellini che hanno reso Rimini “Una dimensione Mitica” la terra in cui si desidera tornare, attorno ai suoi luoghi ha costruito un’idea universale della bellezza nell’epoca in cui il simbolo dei desideri proibiti, della ricchezza, del lusso e dello sfarzo ne facevano da padroni. 

Poco distante il molo, anche lui racchiude monumenti di spessore come “Eye Love Rimini“, l’ancora della memoria dei caduti al Mare e il porto. Presente ‘Una biblioteca di pietra’ dell’artista riminese, ma fiumano di nascita, Vittorio D’Augusta, posizionato sulla scogliera del porto di Rimini.
Il monumento è dedicato in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, inaugurato il 10 febbraio 2014 in occasione della Giornata del Ricordo. Il monumento e’ costituito da un leggio riportante una targa commemorativa e da 30 targhette poste sui sassi che delimitano il camminamento della nuova scogliera, in cui sono incisi i nomi di scrittori e intellettuali di quelle terre di confine e di una loro opera.


Lungo quella che è per i Riminesi una consueta passeggiata , biciclettata o luogo di attività sportiva in ogni stagione dell’anno si trova un locale su palafitte, la scogliera in cui è presente la “Biblioteca di Pietra” e la statua dedicata alle mogli dei pescatori.“La Sposa del Marinaio” realizzata dallo scultore Umberto Corsucci da un’idea di Giancarlo Cevoli. Un’opera che segna l’inscindibile legame di amore e timore con il mare “per ricordare le donne che sulle banchine del porto aspettavano i loro uomini dal lavoro e dal mare, per non dimenticare quelli che non sono tornati“.

Porto di Rimini/Marebello 1 ora e due minuti di salutare passeggiata, un po di più se consideriamo il tempo per “sosta Photo” e “Ammirazione Paesaggistica”.
Oltre ai pescatori eccomi ad osservar cadaveri di meduse suicidatesi non si sa bene il perché, donne che passeggiano a piedi scalzi come se stessero calzando un tacco dodici, il classico tennis da spiaggia che va sempre di moda e un’ altalena posta a riva che mi ha fatto gola… ecco il difetto nel viaggia soli… e poi la sacca chi me la controlla?

Giunta a Marebello ho subito cercato l’hotel per farmi una doccia e abbandonare il superfluo, al secondo piano senza ascensore eccomi ad entrar nella stanza 9 che trovo essenziale; un corridoio con il lettino a una piazza, il televisore, lo specchio, l’armadio, la scrivania, la finestra e, e il bagno dov’è? la porta in tinta con il muro ha creato un’effetto mimetico con la sola maniglia come distinzione.
Due giorni in relax assaporando il sole, il vento, il mare il crescione alle erbette, il gelato, la pizzetta al taglio. Nonché la ricca colazione dell’hotel con i suoi cereali che, sciolti nel latte caldo, lasciano un sapore di cioccolato misto semi di non so cosa, nonché i bomboloncini alla crema e il mini cornetto, il gnocco con la fetta di Emmental … Ok!!! Stop al cibo che già ingrasso al pensiero.

A Marebello i Cani sono tutti ben accetti sia negli Hotel, in spiaggia (mattina e sera) nei Ristoranti, nei locali e sono presenti negozi con sfiziosi articoli a loro riservati pare abbiano ottenuto un’autorizzazione Usl che li rende liberi all’accesso con aree riservate e docce apposite. 
Ed è anche bello veder sguazzare i pelosi più coraggiosi sulla riva ed osservare chi è intimorito, chi è affascinato e chi passa quasi indifferente, come i bambini anche loro vivono le loro emozioni.
Il giorno successivo percorro la via a ritroso per tornar verso Rimini, il pieno pomeriggio non è ancora giunto che già parto con le sacche in spalla per poi distendermi sulla spiaggia libera ai piedi della ruota panoramica.
Osservo ancora il porto, torno verso la statua della sposa del marinaio, percorro il canale in cui si trova la Biblioteca delle Foibe in pietra. Osservo la riva senza sponde e un brivido mi percorre la schiena nel momento in cui transita un ragazzo che fa lo slalom con lo skate quasi sul bordo… ok sono vecchia, penso riflettendo sui riflessi indubbiamente maggiori rispetto a quelli della sottoscritta.

E poi, cercando un locale in cui facessero le patatine fritte abbondanti ad un prezzo equo eccomi a scoprire il “Parco del Mare” un’immensa area Pedonale e Ciclabile che ha spazzato via da poco parcheggi e traffico permettendo a Riminesi, viaggiatori e turisti di godere di una visuale maggiormente accogliente e indubbiamente più salutare con pista ciclabile bidirezionale lunga 8 Km che giunge fino a Riccione.
Circondato da ricche attività commerciali riservate prevalentemente a tasche capienti, con sfarzosi decori che hanno attirato la mia attenzione, alcuni sono più a buon mercato ma, comunque, quando la margherita costa 6 euro sei comunque caro!!!
Alla fine ho trovato la mia pietanza ed ho raggiunto il mio treno delle 20 con largo anticipo e, anche sulla via del ritorno, una cosa buffa è accaduta.
Posso? chiedo ad una straniera con i piedi scalzi stesi sul seggiolino a lei di fronte “Se non ti da fastidio” sembra avermi accennato.. No, sono abituata a peggio e di odori non se ne sentivano, forse la mascherina aiuta!
Ad un certo punto un uomo inizia a brontolar a voce alta e la sorella della ragazza a me frontale scende di corsa senza che nessuno se ne accorga, l’uomo gridava un nome famoso in ambito criminale e aveva, sotto al sedile, un oggetto strano che ha spaventato la donzella. Il controllore accorso ha provveduto a telefonare alla sorella scesa per il timore e ha avvertito le due rimaste sul treno; Salirà sul prossimo e le raggiungerà!
Così tutti ci mettiamo sereni, il tizio ha smesso di brontolare perché poi si è messo a parlare con uno che cercava di convincerlo che, nonostante tutto, la vita è bella!!!

Due Giorni a Ferrara con un budget di € 100

Il treno cigola come un nido di uccellini che, affamati, attendono l’arrivo del loro cibo. Svegliarsi alle 2 per afferrare il regionale delle 4.48 è da “frenesia da gita”. A Bologna sosto per un breve tempo al binario 10 in attesa del Regionale Veloce delle 6.12 e qui osservo un passante che, con il suo fedele bastone, tasta il terreno per seguirne il percorso. Ma come fa un Cieco a capire qual’è il binario da seguire? Mi chiedo ancora assonnata. Con questo quesito che mi balzella nella mente e con odor di Brioches in borsetta salgo  in direzione San Pietro in Casale per poi scendere a Ferrara alle 6 e 48.

Troppo presto per osservar il Castello all’interno, troppo presto per qualsiasi attività; tutto apre alle 10, alcuni alle 9 quindi mi occorre un diversivo “Sempre aperto” e accessibile. 

VIALE DELLE VOLTE

Viale delle volte è così la mia primissima tappa e la trovo immersa dai sacchetti della raccolta differenziata Porta a porta in cui osservo un camioncino che ha la guida all’inglese. Ovviamente è così definita per i numerosi archi e dai passaggi sospesi che la caratterizzano, d’altronde è un viale medioevale e contiene numerose ramificazioni anch’esse con le loro particolarità.

PALAZZO PARADISO
Finalmente giungono le 9 e ripercorro a ritroso il viale per varcare la Soglia di “Palazzo Paradiso” sede della Biblioteca Comunale, del Teatro Anatomico e delle spoglie di Ludovico Ariosto.
Definita Ariostea durante le celebrazioni relative al Quarto Centenario Di Ariosto e ne contiene i “Frammenti Autografi” dell’orlando Furioso (Un’ edizione critica di Particolare importanza).Le varie stanze non hanno grande rilevanza se non per i contenuti dei volumi. 

Al primo piano, dopo aver attraversato banchi di studenti in sosta, ecco lo stanzone che, oltre alle spoglie del Ludovico, contiene immense librerie di libri antichi contenuti in scaffali anch’essi caratteristici in quello che è lo specchio in profondità visibile dal suo altare. 
A piano terra il Teatro Anatomico, trattasi di un’antica classe disposta a cerchio in cui il docente spiegava agli alunni la vivisezione dei cadaveri come didattica per gli studenti universitari. Nel 1700 veniva imposto un defunto all’anno per svolgere quest’attività.  Tutto visitabile Gratuitamente.

IL CASTELLO ESTENSE DI FERRARA
E la sua Torre dei Leoni

Un Castello tra i pochi in Europa circondato dall’Acqua, ha il fossato alimentato artificialmente attraverso un condotto sotterraneo che lo collega al “Po di Volano”.
Ad ognuno il suo lato per le quattro torri; Torre di San Paolo, Torre Marchesiana,Torre di Santa Caterina L’unica torre Visitabile è però quella dei Leoni che, grazie al balconcino presente, son riuscita a fotografare l’intera City dall’alto.
Le stanze all’interno sono ricche di affreschi e le informazioni risultano chiare ma scarne ed eccessivamente storiche sotto alcuni punti di vista.
Qui ho acquistato la MyFe card dal costo di € 20 per una giornata con la possibilità di entrare in vari siti e di utilizzare i mezzi pubblici nelle 24 ore successive all’acquisto. (solo castello con torre 14 Euro)

PALAZZO DEI DIAMANTI; LA PINACOTECA

Affascinata dalla presenza dei quadri in rilievo per i non vedenti con, ovviamente, la descrizione al lato di quella visibilmente scritta. Qui ho scoperto che Il Vangelo Luca (2, 2I) narra che, secondo una tradizione Ebraica, Gesù fu circonciso 8 giorni dopo la sua nascita, con tanto di dipinto caratteristico. In questo luogo, pieno di “Madonne con Bambino in Trono” mi chiedo; ma la madonna non era povera? Cosa ci fa sul trono?. Oltretutto ci sono alcuni fanciulli dipinti senza tridimensionalità. Come se fossero dei post it appoggiati ad un foglio colorato. Molto interessanti le spiegazioni dei differenti metodi di pittura di tre esempi riportati nell’adiacente quadro. Caratterizzato dai suoi 8.500 triangoli a forma di diamante dal Marmo Bianco venato di Rosa, del palazzo è visitabile solo la Pinacoteca, al costo compreso nella MyFe card, a causa di lavori di restauro.

MUSEO SCHIFANOIA

Ideato come “Palazzo dello sfarzo e del Piacere”, un luogo in cui riposarsi, svagarsi e oziare. Costruito nel 1385 come delizia Estense e venne scelto questo nome con l’allusione di “Schifare la Noia”.
Purtroppo nel corso degli anni ha subito varie modifiche fra cui l’eliminazione completa dello scalone principale e la tinteggiatura di tutte le pareti con conseguente perdita degli affreschi. Ora solo in parte son stati recuperati e alcune pareti hanno ripreso antico splendore ma rimane visitabile solo una zona a causa del terremoto dell’emilia del 2012 che ha lasciato danni al Palazzo. 

ROTONDA FOSCHINI

E’ senza dubbio la particolarità esterna più affascinante del teatro di Ferrara, trattasi di un piccolo cortile interno che permetteva alle carrozze di entrare dal porticato frontale al Castello per poi raggiungere Corso Giovecca. 
Vent’anni di vie legali e giudiziarie prima della sua ultimazione con inaugurazione nel settembre del 1798, ho udito melodie fuoriuscire da una delle finestrelle aperte ma, non avendo assistito ad alcun spettacolo, non ne posso descrivere l’interno. 
La rotonda è sede di Manifestazioni e convegni di ogni tipologia ed è una delle caratteristiche di questa Città piena di arte e di Cultura.

PALAZZO COSTABILI

Non l’ho visitato se non solo esternamente, alla sera del mio passaggio già era chiuso ma rimane la postilla nel caso in cui tornerò, in un futuro, a visitare questa City. Esternamente ha la struttura simile a quella del Palazzo dei diamanti, internamente pare sia presente un Labirinto e il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara. 

DIMORA DI LUDOVICO ARIOSTO

Caratterizzata dai Mattoni a vista e dal tipico cotto Ferrarese la dimora è visitabile e di gratuito accesso. All’interno miseri sono i mobigli a disposizione ma tutti appartenenti al celebre artista tra cui la medaglia trovata nella sua tomba quando venne ispezionata nel 1801. Tavolo, Armadio, sedie nel salone con camino. Un libro dell’Orlando sotto teca e poco altro.
Un poco spoglia d’arredamenti e con solo una stanza visitabile. La parte più rappresentativa è data dall’ingresso, dal giardino, dall’antico pozzo e da una pertinenza che si affaccia su un giardino più nascosto. Chissà se anticamente veniva utilizzato come rifugio in cui scrivere? Una sorta di giardino segreto per fughe tattiche in caso di necessità!
Esternamente presenti fessure e rifiniture non moderne con stanze anche esterne non visitabili… Peccato!

ORTO BOTANICO

Ora situato nella centro della zona più moderna di Ferrara, dall’ingresso gratuito e dalla possibilità di soffermarsi a sedere nelle panchine o nelle sedie presenti lungo il percorso. 
Presenti anche una famigliuola di Tartarughe acquatiche e circa 700 specie di piante in 4.500 Mq di terreno. Il tutto suddiviso in Aree tematiche come “Il giardino Roccioso”,”L’angolo ombroso”, “Il giardino Mediterraneo”, “Le piante acquatiche”, i giardini “All’italiana”, “All’Inglese” e “alla Giapponese”.
E infine le Serre in cui vengono tenute piante particolarmente utili per studi e ricerche; 1300 specie tropicali e subtropicali.

CIBO;

PASTICCIO FERRARESE

La ricetta del pasticcio subì varie modifiche sino ad arrivare al 1700, quando iniziarono a circolare le prime ricette documentate. Subì invece delle modifiche derivanti dalle vicende politiche e culturali fra la corte degli Este e quella di Napoli: infatti, Eleonora d’Aragona, figlia di Ferdinando I di Napoli, sposa Ercole I d’Este nel 1473, dando quindi vita a scambi culturali fra le due signorie. Questo spiegherebbe l’inserimento nella ricetta del pasticcio dei maccheroni, che erano un tipo di pasta diffusa al sud e che ebbero i natali o nella cucina napoletana o in quella siciliana.Nasce nell’epoca dei banchetti rinascimentali, fonti non certe indicano che veniva preparato già nel 1528 e che il “Pastiz del Duca” fosse stato cucinato per delle nozze e poi mantenuto per l’esigenza di mantenere il cibo più a lungo.

TORTA RICCIOLINA O TORTA DI TAGLIATELLE

La base di pasta frolla racchiude una farcitura di mandorle e miele, mentre la decorazione superiore, con nidi di tagliatelline fresche di pasta sfoglia fatta con uova e farina, in cottura al forno diventa particolarmente croccante. Si serve abitualmente bagnato con liquore alle mandorle. La Torta di tagliatelle è un dolce tipico della tradizione emiliana. E’ molto conosciuta nei paesi dell’Appennino Tosco-Emiliano, ma è anche molto diffusa nel Ferrarese e nella provincia di Mantova (dove viene preparata senza il guscio di frolla). E’ una torta antica, pare che abbia origini rinascimentali e che le “tagliatelle fini” che ne decorano la superficie non siano altro che un omaggio alla bionda chioma di Lucrezia Borgia, signora del Castello Estense di Ferrara per quasi un ventennio. La vera origine è a Molinella nel Bolognese ma è diffuso in versioni simili a Ferrara, Modena e Mantova e pare che sia invenzione dell’Antico cuoco che amava creare piatti agrodolci come questo, il Pasticcio e i tipici Tortelli Alla Zucca.

IL COMUNE

Non vi è certezza sulle origini del nome, non sembra esistere in Epoca Romana, Forse le origini son da scorgere nel medioevo. Il Mito vuole che un certo Marco la fondò, giunto nel luogo in compagnia di Ferrara una Troiana.
Altro mito attribuisce al ferro, che veniva lavorato nel territorio, le origini del nome. Ma anche il Farro era presente nella lavorazione dell’epoca, esisteva infatti la Farraia. Il luogo dove si svolgevano le fiere? Feriarum Area. Che derivi da lì?
Infatti pare breve la costruzione del Castrum Ferrariae.
Immensamente ricco di Palazzi e di cultura, grazie alla My Fe card ho girato piacevolmente e in modo quasi gratuito molte delle storicità presenti ma ho scordato di acquistare una loro tipica cartolina e non ho avuto spazio per altri due palazzi… 
A lato nella photo la struttura della scalinata comunale che è simile a com’era quella di Schifanoia prima del suo cambiamento strutturale.

Ma Cos’ ho Visto a Torino City ???? Qui I Monumenti in Dettaglio !!!

 Innanzitutto eccomi al consueto calcolo delle spese da me sostenute per le tre notti e i quasi quattro giorni nella Splendida Torino City;

– 1° giorno €26,35 Di Cui;     °colazione all’arrivo 3,80 -> Pain Suisse e caffè Macchiato

    °Pranzo Piada -> 5,30

    °spuntino x ricarica cellulare (ho dimenticato a casa il cavetto         adatto alla Power) -> Bicerin da 8,80

    °cavetto Power -> 4,95

    °cena stria al trancio -> 3,50

– 2° giorno €26,40 Di Cui;

    ° 4,30 colazione con brioches ottima, caffè macchiato e                     biscottone artigianale

    ° 8,00 pranzo Con Crostone stracciatella, acciughe e la salsa all’aglio

    °3,30 spuntino comprensivo di due biscotti tipici tenuti in borsa per una mini colazione al B&B perché poi ho voluto provare un’altra specialità.

    °10,00 pizza al Tegamino con coca-cola e coperto

    °0,80 cent elemosina fatta a due musicisti perché mi hanno fatto da sottofondo a due video in cui filmavo i paesaggi

– 3° giorno €46,87 Di Cui;

    ° Colazione 3,30 (meritatissimi)

    ° Pranzo 3€ (ho finalmente ritrovato il sapore quasi identico alla          focaccia Genovese ✌️(strameritati)

    ° 3,20 caffè per pipì più biscotto per colazione del giorno sucessivo

    ° 6,50 cioccolatini della cioccolateria Pfatisch all’uscita dalla mostra

    ° 3,17 ciapatine perché non ho avuto più fame… 😲 Chi io???

Di cibo 19,17 a cui occorre aggiungere;

    °15,70 per due cose in un negozio di prodotti naturali e senza confezioni inquinanti

    °12,00 libro acquistato a ispirazione sulla psicologia dell’inconscio attraverso i sogni

– 4° giorno €16,70 Di Cui;    ° colazione/Pranzo 6,60

    ° post pranzo/merenda prima della partenza 6,30

    ° souvenir per me 3,50

    ° acqua per viaggio 0,30

Torino Piemonte Card €45

– viaggio andata €22,55

– Viaggio Ritorno €28,65

– alloggio €90+10 di mancia

– ascensore panoramico €7

Per un totale di 319,52 per tre notti e quattro dì (Più circa 3 per i fili interdentali che ne ho ancora)

MOLE ANTONELLIANA La visuale dall’alto dell’intera città vale indubbiamente il prezzo del biglietto che è di 7 € se si possiede la Torino Piemonte Card, diversamente il prezzo è di €9,00. E’ stata per moltissimi anni l’edificio in muratura più alto d’Europa. Il 10 aprile 1889, con la posa del Genio Alato, la Mole raggiunse quota 167,35 metri. Nessun altro edificio la superò fino al 1953, quando a causa del crollo della guglia, la Mole venne superata in altezza dal campanile di Ulma, in Germania.

La Mole Antonelliana nacque come sinagoga, progettata dall’architetto Alessandro Antonelli, e terminata dal figlio Costanzo. La Mole ha rappresentato per anni l’edificio più alto della città con i suoi 167 metri di altezza. Attualmente ospita il Museo Nazionale del Cinema, con riproduzioni e locandine. Secondo alcune leggende e credenze legate alla magia bianca, l’opera di Antonelli sarebbe una enorme antenna che canalizza tutta l’energia positiva proveniente dal cielo e dalla terra grazie alla sua base piramidale e alla sua altissima guglia…. Ma nonostante questo una leggenda narra che chi sale sulla Mole Prima di Laurearsi non arriverà mai nella vita alla Laurea

MUSEO DEL CINEMA 

Esperienza STUPENDA!!! È bellissimo il museo e molto ben organizzato! Mi aspettavo di vedere una cosa simile quando sono andata a Cinecittà a Roma invece non è paragonabile… Questo è veramente molto interessante. Il costo d’ingresso sarebbe di €15 interamente compreso se si possiede la Torino Piemonte Card.
Il ricchissimo patrimonio conta oltre 2.300.000 di opere tra film, documenti d’archivio, fotografie, apparecchi e oggetti d’arte, manifesti, memorabili del cinema, volumi e registrazioni sonore, in una collezione considerata tra le più preziose al mondo. Si sviluppa a spirale su differenti livelli espositivi.
Ma cosa si vede nella mostra? L’archeologia del Cinema; una collezione di strumenti e attrezzature utilizzati dai pionieri del cinema per girare i primi film. La Fototeca; una vasta collezione di fotografie scattate durante la storia del cinema. Manifesti e Materiali Pubblicitari. La collezione di Apparecchi. La Cineteca; una vasta collezione di filmati, documentari e video d’arte, provenienti da tutto il mondo. 

PALAZZO FETTA DI POLENTA 

Trattasi di un palazzo, un ritaglio triangolare su tre piani realizzato nel 1840 su un esiguo appezzamento triangolare, quasi una scommessa per lo scarso spazio a disposizione. Fallite le trattative per ampliare l’area con l’acquisto della proprietà adiacente, Antonelli aveva voluto infatti dimostrare di essere comunque in grado di costruire una casa, recuperando in altezza ciò di cui non disponeva in larghezza.





MERCATO CENTRALE COPERTO 

A Porta Palazzo, nella piazza del mercato all’aperto più grande d’Europa, nasce il Mercato Centrale Torino. Una struttura di 4.500 mq divisa su tre piani con 28 botteghe degli artigiani, aule didattiche, laboratori e uno Spazio Fare dedicato agli eventi.

Esternamente i chioschetti delle bancarelle del mercato, nella parte non coperta, hanno sempre un particolare fascino se contrapposti agli antichi edifici e all’ arcaico viale dallo storico incantevole sapore. La pioggia poi, rende il tutto rispecchiato in un asfalto che lo rispecchia!
La pavimentazione è ricca di sferiche targhette numerate di dubbio scopo… a cosa serviranno? Chissà!!! Ora che sono a casa ho cercato con calma sul web ma nulla ho trovato in riferimento se non cose simili a Genova per i ginnici Camminatori. L’unico collegamento più ovvio è dato dal posto occupato da ogni singola bancarella… sarà una sorta di numero civico per evitare lo sconfino??? Chissà… 

GALLERIA UMBERTO I

L’ho trovata un po’ triste, sarà stata la pioggia ma è desertica, presumo che le attività si attivino la sera. Dal 1575 l’area fu sede dell’Ospedale Mauriziano, il più grande ospedale della città di Torino dell’epoca. Lì l’ospedale rimase per oltre tre secoli, fino al 1884 quando fu trasferito nella nuova sede di Corso Stupinigi per rispondere alle necessità di una città sempre più grande e popolata. L’edificio del vecchio ospedale Mauriziano fu acquistato nel 1888 dalla Ditta Bancaria Fratelli Marsaglia, che affidò all’ingegner Lorenzo Rivetti il progetto di ristrutturazione per trasformarlo in una delle più grandi gallerie commerciali di Torino.

PORTA PALATINA

Affascinante porta storica circondata da più vecchie e più nuove architetture, già nota come Porta Doranea a causa della presenza poco lontana della Dora Riparia nell’XI secolo, il nome Porta Palatina è da considerarsi sicuramente successivo all’epoca romana.

CATTEDRALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA (duomo di Torino)

Sono entrata perché “Il Duomo non puoi non vederlo”… Che dire? Tutte le volte che entro in questi luoghi e ne vedo le maestosità, la ricchezza di architettura, la grandezza di culto non posso che pensare al mendicante fuori la porta che chiede elemosina o vende oggetti o alla “culla in cartone” sull’albero vista al parco vicino come probabile dormitorio. Inoltre mancano gli opuscoli in tutte le lingue come spiegazione al lato della “finta” sacra sindone (la presunta reale è alle spalle del duomo in collegamento con il palazzo reale). E poi? Ma chi è che paga per acquistare la scena cristiana in movimento con effetto ottico? Oddio cosa si sono inventati… Non hanno già abbastanza ricchezza alle pareti?

BIBLIOTECA REALE 

È assolutamente stupenda!!! Dall’ingresso gratuito il giro impiega il tempo che il visitatore crede sia più consono per lui. Collegata ai palazzi reali tramite la parte più in fondo non accessibile durante la visita ma con la possibilità di utilizzo come luogo di lettura.

MUSEI REALI 

Che dire se non che il drappo del trono stona con la tonalità rosea della parete della sala del Re? A parte questo piccolo dettaglio non propriamente insignificante se posizionato o restaurato in epoche successive, nel complesso è fantastico. Merita egregiamente il costo del biglietto che sarebbe di Euro 15 ma che è interamente coperto dalla Torino/Piemonte Card. 

Il Palazzo Reale di Torino è la prima e più importante tra le residenze sabaude in Piemonte, teatro della politica degli Stati sabaudi per almeno tre secoli. Assieme i Giardini Reali, la Biblioteca Reale, l’Armeria Reale, la Galleria Sabauda, il Museo di Antichità, il pian terreno di Palazzo Chiablese e la Cappella della Sacra Sindone è parte del complesso di quelli che sono i musei Reali nati nel 2014 con il nome di Polo Reale.

L’ Armeria ha sculture in legno rivestire in vera pelle equina, sono così tutti i cavalli presenti nel’ampio salone a loro dedicato.

La sala da ballo è immensamente vuota di arredi ma comunque ricca nelle pareti come tutte le sale visitate all’interno.

I decori sono tutti maestosamente ricchi di dettaglio e l’occhio vaga con il dubbio di cosa osservare come primo elemento.

Per completare la visita al palazzo Reale non possono escludersi la Galleria Sabauda e i Giardini. La prima, è una galleria d’arte dove i dipinti di scuola fiamminga e olandese dal Quattrocento al Seicento si mescolano con le opere di molti maestri italiani. 

I Giardini Reali sono, infine, lo spazio verde ideale dove rilassarsi dopo la visita ai Musei Reali.
La fontana dei Tritoni, i mille fiori e i percorsi che portano alla scoperta di questo angolo di paradiso sono solo alcune delle bellezze che gli amanti della natura possono scoprire durante la loro visita…. questo anche se piove com’è accaduto alla sottoscritta.

CAPPELLA DELLA SACRA SINDONE

E’ stata una cappella Palatina ad uso privato dei duchi di Savoia in cui la Sindone viene custodita dal 1578 anno del suo trasferimento a Torino da Chamberì. Qui si accede durante la visita al Palazzo Reale ma è collegata al Duomo tramite le due scale laterali e dall’immensa vetrata che si affaccia su questo. Detta anche Cappella del Guarini perché nel 1668 subentrò lui per il progetto dell’edificio e, in particolare, della Cupola nota per la sua complessità ed effetto ottico

MUSEO EGIZIO

Dicono sul Web che la durata della visita è attorno alle 2 ore ma mentono…  se non si sceglie la guida che ti spiega il percorso e se, come ho fatto io, ti metti a leggere, a osservare e a fotografare potrebbe volare un pomeriggio travolti dall’incanto di ciò che è stato, dell’antico culto immergendoti in quelli che sono le innumerevoli raffigurazioni, le storie e le interminabili pergamene. Video in cui spiegano quest’ultime come venivano lavorate, tecniche di scrittura sull’argilla che diveniva un contratto nel momento in cui il materiale si induriva. Sarcofagi e mummie con la sezione “Cadaveri” un pò troppo buia e gli innumerevoli animali anch’essi mummificati perché, nella loro cultura, era prevista la possibilità di “Portarsi dietro” ciò che al defunto era più caro (chissà però se ne attendevano la morte… di questo non c’è traccia). Si usava donare ai defunti anche denaro, cibo, i propri effetti personali e, in rari casi, sono state ritrovate tombe con più persone perché i più abbienti si portavano dietro anche gli schiavi. 

Fondato nel 1824, è considerato il museo di antichità egizie più importante dopo quello de Il Cairo, l’ingresso costa 8 Euro (il Web dice 19, forse con la guida) ma è interamente compreso nella Torino Piemonte Card

GALLERIA SUBALPINA 

Situata al lato di piazza Carlo Alberto (la piazza in cui ha sede la biblioteca, la sede universitaria del dipartimento di Matematica e l’ingresso a questo luogo. Curiosi i cartelli che indicano il Nord,il Sud, l’est e l’ovest nei quattro lati), del palazzo Carignano e di Piazza Castello al lato opposto la galleria ospita numerosi locali commerciali tra cui il Cinema Nuovo Romano. Sinceramente una delle mie preferite tra le tre dì Torino da me visitate.

CIMITERO MONUMENTALE

All’interno numerosi sono i capolavori che si celano dietro a un’atmosfera di tetra consapevolezza di quanto, lo scorrere del tempo, trascina ricordi di volti sconosciuti (qui il link ai monumenti). Ma come si fa a rammaricarsi di fronte a nomi sconosciuti? Qual’è il potere che questa tipologia di Luogo percorre l’animo e ne rattrista il pensiero? Assaporare il senso di volti ricordati forse solo per il fatto che risiedono da decenni in un sito monumentale. E’ il potere della consapevolezza della Morte, di un finito, del certo che ha vinto sull’illusione, sul tempo o sulla fatalità. Ogni nome ha trascritto storie, vite, alcuni gloriose vittorie ma tutti racchiudono una fine comune; saranno ricordati? Saranno dimenticati? Saranno lasciti alle cure degli addetti comunali che si susseguiranno negli anni con lo scadere delle pensioni per poi ritrovarsi loro stessi nella medesima sorte catalogati negli elenchi mortuari senza più alcun sorriso? Il “Di là oltre la morte” è sempre stato un mistero, e se alcuni fossero diventati custodi dell’avvenire? 

QUARTIERE BORGO PO Borgh ëd Pò in piemontese

Le sue origini sono di un modesto borgo di pescatori e lavandai che sfruttavano, per vivere, le acque del fiume. Ritenuta “non città” fino al l’abbattimento delle mura urbiche voluto da Napoleone, oggi qui si trovano gli edifici con le fasce di prezzo tra le più alte, noto anche come Gran Madre o pre collina, è ora considerato il quartiere più fighetto e snob della città.
Come monumenti qui troviamo “La Chiesa della Gran Madre” e il “Monte dei Cappuccini”. Una delle leggende più diffuse legate alla costruzione della chiesa della Gran Madre è legata all’antico culto della dea Iside. Si dice, infatti, che la costruzione sorga proprio sul sito che in passato ospitava un tempio dedicato a questa divinità, conosciuta anche come Grande Madre.

PARCO DEL VALENTINO E IL SUO BORGO MEDIEVALE 

E’ stupendo!!! Ricco di affascinanti decori, sculture visibili e nascoste, ponticelli e fiumiciattoli con cui ne assapori ogni fascino. Il tutto contornato da graziosi scoiattoli che non hanno timore umano ma ti passeggiano accanto senza privarsi del gusto di osservare i generosi di cibarie. 
Il Valentino ha un’estensione di 421000 m² e, secondo la classifica 2014 di TripAdvisor, risulta essere il parco italiano più apprezzato dai turisti.

Le creazioni fantasiose presenti in questo Parco sono state ideate e modellate del giardiniere e artista Rodolfo Marasciuolo.

Il Borgo Medioevale situato all’interno del parco del Valentino purtroppo non è visitabile e viene aperto solo durante eventi o manifestazioni. Ma come nasce? Non è una Rocca storicamente vissuta ma è stata costruita nel 1884 come Sezione di Arte Antica dell’Esposizione Generale Italiana. L’enorme successo di pubblico ottenuto dal Borgo fece sì che scampò alla sua distruzione prevista al termine dell’Esposizione e da molti anni fa parte dei Musei Civici della Città: ancora oggi questo ridente complesso di edifici a specchio del Po è uno dei luoghi più amati e visitati di Torino.

TORINO – domenica 6 ottobre 2024

TORINO

Esco dalla stazione dopo un viaggio quasi perfetto ma, si sa, con Trenitalia l’agguato è dietro l’angolo e l’imprevisto ecco giungere con il tergicristallo volato via che ha fatto arrivare tardi il Regionale diretto a Torino P.Nuova, che lo ha fatto annullare e che ha fatto a tutti prendere quello delle 9:31 successivo ovviamente doppiamente carico e privo di posti a sedere.

Fortunatamente il seggiolino reclinabile frontale al bagno mi ha permesso comoda percorrenza accompagnata da tanfi olfattivi ogni qualvolta un passeggero apriva la porta del Wc.
Con il pancino che brontola dalla fame eccomi percorrere i primi viali per giungere alla mia primissima (ma aimè poi divenuta unica) degustazione del Pain Suisse; dal contenuto abbondantemente ricco di sublime confettura ai Lamponi.  Non essendo abituata alla possibilità di una farcitura così generosa la mia colazione è divenuta quasi indecorosa.

Percorro altri viali in direzione centro per raggiungere il mio alloggio veramente grazioso; un appartamento in cui l’ingresso dà su tre locali distinti. Un’abitazione divisa in due in cui il secondo alloggio è della proprietaria. Direi uno dei pochi B&b veramente legale che ho incontrato perché il proprietario alloggia nella home affittata. 

Alle 14:40 ho pagato e prenotato la salita all’ascensore della Mole, che dire? le City dall’alto son sempre spettacolari perché ne vedi i dettagli e ne fotografi le particolarità. 
Il resto del pomeriggio è stato quasi interamente dedicato all’esplorazione del museo del cinema; un percorso in cui viene raffigurata l’importanza della Luce per la proiezione di scene, i giochi di specchi e prisma in cui è possibile “Giocare” con le scene in esposizione.

Dallo studio di Luci, Ombre e Prisma nasce la Lanterna Magica, una specie di macchina fotografica antica che combina specchi e luci con lo scopo di creare immagini ottiche. Il tentativo di riprodurre il mutare della vita attorno a noi ha accompagnato la storia delle immagini esibite da scatole ottiche e lanterne magiche ed è stato risolto di volta in volta con originali sistemi di illuminazione o ingranaggi meccanici che hanno garantito una rappresentazione dinamica della realtà e suggestivi effetti spettacolari. 
L’evoluzione della scatola Magica e della scatola Ottica sono il Fenachistiscopio e lo stroboscopio, con loro nascono le prime sequenze di immagini in movimento della storia del cinema (attorno all’anno 1832).

Giungo così a un’immenso salone con al centro il passaggio dell’ascensore panoramico e ai lati scene di film in cui puoi sederti e assaporare lo stile creato nell’ambientazione in cui sosti. Il percorso prosegue con un’ulteriore piano in cui vengono riprodotti le fasi della realizzazione di un film; la Sceneggiatura, Il Casting, I costumi, Le Scenografie… Per Poi passare al piano di quelli che erano le vecchie Locandine Pubblicitarie. Il percorso prosegue ancora con una rampa che ti porta all’osservazione di pezzi di scena di film, il tutto contornato da pezzi argomentativi di com’è stato possibile la creazione di un determinato effetto speciale. 
Indubbiamente più affascinante, realistico e meglio strutturato rispetto a quella visitata a Cinecittà a Roma.
Esco dalla Mostra con un 2% di batteria al cellulare, purtroppo ho lasciato a casa il cavetto adatto alla Power quindi mi son sostata in un locale ad assaporare il mio primo Bicerin in attesa di un poco di ricarica. Giunta al 50% e avendo avuto informazione dal gestore del luogo in cui poter acquistare un cavetto idoneo mi ci tuffo e lo trovo immediatamente. 

Il giro prosegue con la visita alla fetta di polenta che è lì vicino; trattasi di un palazzo, un ritaglio triangolare su tre piani realizzato nel 1840 su un esiguo appezzamento triangolare, quasi una scommessa per lo scarso spazio a disposizione. Fallite le trattative per ampliare l’area con l’acquisto della proprietà adiacente, Antonelli aveva voluto infatti dimostrare di essere comunque in grado di costruire una casa, recuperando in altezza ciò di cui non disponeva in larghezza.

Nel Giorno successivo la pioggia scroscia già dal mio risveglio cullandolo di sapore autunnale, una volta pronta esco e mi dirigo affamata verso il bar della piazzetta/Aiuola per poi proseguire verso il mercato coperto. Ma non era coperto? Penso mentre reggo ben stretta il mio ombrello. 

Il mercato si compone di zone al chiuso in cui i locali sono suddivisi in differenti edifici; entrambi contenente cibo, il primo composto da locali in cui sono presenti zone di consumazione il secondo , invece, composto da banchi di cibo crudo in cui non sono entrata ma dalla vetrina si intravede una sorta di pescheria. Solo le graziose bancarelle esterne offrono, oltre a un’immensità di frutta e verdura, anche scarpe, sciarpe, pigiami, costumi ecc…. Indubbiamente estremamente grazioso da vedere con lo sfondo del contrasto con gli antichi palazzi.
Proseguo verso la Galleria Umberto I qui pochi sono i negozi aperti o allestiti, trattasi di un passaggio coperto tra due edifici in cui il bar dell’ingresso ne è il vero protagonista, continuo entrando nel Duomo dove incontro il venditore di ombrelli simpatico che mi chiede se ne voglio un’altro… non si sa mai … No, grazie!!!  E poi? Che fare in una giornata di pioggia se non immergersi tra i musei? 

La Biblioteca Reale è spettacolare, con libri sui RITRATTI dei personaggi famosi dell’epoca tutti rivestiti in tessuto e chiusi dentro a teche di legno antico. Il Palazzo Reale nasce nel 1563 quando viene stabilita a Torino la Capitale, nel 1946, con la nascita della Repubblica Italiana diviene proprietà dello Stato. I decori sono ancora splendidi e integri, gli arredi parzialmente presenti, è ricca di cose antiche da vedere con l’aggiunta di sculture in legno rivestire in vera pelle equina, sono così tutti i cavalli presenti nella sala dell’armeria.

La Cappella della Sindone è il collegamento con il Duomo alle sue spalle in cui anticamente accedevano, la sua cupola è stata studiata per ricreare stelle e sagome e anche il giardino reale merita la visita (magari senza pioggia). Per la Collezione Sabauda occorre spostarsi in un’altro edificio sempre collegato a quello reale. Qui troviamo una marea di quadri un poco bruttarelli, non avevano molto senso artistico … già mi immagino le pareti piene come raffigurato nella spiegazione dal soffitto al basso di quadri di persone che ti fissano… bah !!! Che gusti!!!

Mi fermo a mangiare un Crostone tipoco con Stracciatella, acciughe e Bagnet Verde (una Salsa all’Aglio) che ho trovato ottimo e poi via verso il Museo Egizio già prenotato sul Web. Il Museo è ricco di informazioni, forse anche troppe!!! Per seguirle e capirle tutte avrebbe impiegato l’intero Dì. 

Occasionalmente mi sono avvicinata a qualche guida narrante; Il Culto della sepoltura prevedeva che il defunto dovesse avere con sè tutto il necessario come le cose a lui care ma anche Cibo, soldi, alcuni volevano con sè le loro Lance, i propri animali anch’essi mummificati, in rari casi anche i servi perché si pensava potessero essere a loro utili. La Mummificazione prevedeva vari metodi e il volto veniva dipinto o coperto per far apparire il defunto sempre splendente. 

Non solo sarcofagi al museo ma anche la scrittura, i metodi di fabbricazione delle pergamene, antichi contratti su pietra in cui il patto veniva rotto con la rottura di questa (ma se accidentalmente cadeva senza rottura di patto???). 
Girando tra le piazze, tra le gallerie, tra i vecchi e i più nuovi viali eccomi giungere alla farmacia del Cambio, un bar che ha mantenuto il nome dello storico locale. Non sono entrata ma ho preferito il Peppino al fianco in cui, oltre al caffè, ho acquistato anche due biscottoni da staccar la fame il mattino successivo, anzi tre perché la commessa me ne ha regalato uno. Ho raggiunto Piazza San Carlo sperando di assaggiare il famoso gelato ma, Haimè, già era chiuso. “Vado al locale Fior Fiore Coop dentro alla galleria Lux San Federico?” Sono andata ed è a dir poco affascinante ma ho preferito proseguir verso un locale che mi ha fatto mangiare la pizza al tegamino. Buona, un pò troppo  sbruciacchiata per i miei gusti e sembra uguale di gusto a una pizza classica se non che è un pò più alta. 
Chiacchiere post doccia con la signora del B&b e poi, Nanna!!! 

Il cimitero Monumentale di Torino è una vera e propria attrazione turistica, nonostante i tre funerali presenti sono entrata e ho osservato tombe artisticamente variopinte, qui sostano i corpi di numerose personalità storiche, più antiche e più moderne e di alcune è presente la didascalia con il cenno storico dedicato. Ovviamente un luogo di questo tipo non può che mettere tristezza ma anche pace di cuore e tanta felice sorpresa di conquiste sepolte. 
Ovviamente non è un posto idoneo per digerire il Pain au Chocolat da poco consumato e così eccomi a pranzare in un locale in cui ho ritrovato il soave gusto della deliziosa focaccia Ligure!!! Finalmente non ho pagato per una copia mal riuscita ma l’originale ne è più consono. 

Camminando mi ritrovo al Ponte Vittorio Emanuele I, dopo aver attraversato Borgo Po la chiesa “Gran Madre” che mi ha incuriosito perché già sentita in altro luogo; Secondo la tradizione la chiesa sorgerebbe sul luogo dove, nell’antichietà, si trovava un tempio dedicato alla Dea Egizia Iside, conosciuta anche come “Grande Madre”. Si narra che nell’800 davanti alla chiesa venivano esposti i cadaveri dei mendicanti o degli sconosciuti in attesa di riconoscimento e che la statua alla sinistra della scalinata sia l’indizio per ritrovare il Santo Graal, leggenda che induce a pensare che la leggendaria reliquia si trovi proprio a Torino.

E poi? Un’immensa camminata per raggiungere e per percorrere il Parco del Valentino, ma ci sono anche gli scoiattoli che ti scoiattolano intorno!!!! Bellissimi e bellissimo l’intero contesto compreso il Borgo Medievale ancora chiuso e sbirciato solo tramite una fessura tra le due ante del portone principale. Che altro dire se non che è da vedere? Con il sole propizio poi, è stata una visione celestiale!!

Com’è nato il Bicerin


Il Choco Story Torino è all’interno della Storica pasticceria Pfatisch in cui l’uscita è proprio sul suo laboratorio e nella visita è racchiusa parte della collezione e della lavorazione di questa pasticceria. All’ingresso viene consegnato un macchinino dalla forma di un telefonino che, compreso nel prezzo, ti permette, appoggiandolo sul lettore scelto, di ascoltarne la narrazione e godere della storia della pianta delle Fave esportate in vari stati. Il Trinitario è il più comune da cui sono nate altre forme come il Forestero e il Criollo di sapori e fragranze differenti. Occorrono 20 bacelli di Cacao per produrre un Chilo di Cioccolato e il gusto di questo dipende anche dall’essiccazione, o dall’integrità della fava.
Uscendo proprio dentro al negozio come non acquistar delizie??? Ho preso uno di ogni dolcetto per vedere qual’era il più buono… chi ha vinto? Tutti a pari merito!!! Caramente Buonissimi ma…. non avevano il cioccolato Bianco assaggiato durante la degustazione alla visita!
Piazza Solferino è stata l’ambientazione di molte scene del film “La seconda volta” (1995), Il civico 20 è stato prima sede del giornale “La Stampa”.Circondata da vari palazzi Storici qui troviamo, oltre a un’area verde, sculture vecchie e nuove tra cui “La nuova Meridiana” di Lucio Morra, Una Statua equestre e la “Fontana Angelica” (28 Ottobre 1930) costituita da quattro gruppi di statue che richiamano alle quattro stagioni con, all’interno della vasca, dodici mascheroni con i segni zodiacali.

Poi giro alla ricerca di cibo; cosa mangio stasera? cos’è che il mio corpo ha voglia di assaggiare? Stranamente non ho fame, sarà il lungo camminare, sarà che la visita di stamane mi ha lasciato l’amaro in bocca, sarà che la stanchezza ha preso il sopravvento … chissà… fatto sta che decido di entrare in un supermercato per vedere se mi sale l’ispirazione, osservo le curiosità e ne noto alcune che avrei volentieri acquistato ma… altri dolci??? AIUTO!!! No! Opto per qualcosa di più sobrio ed esco per poi bloccarmi di fronte a una libreria, l’istinto di entrare è stato grande e così ho fatto. Presa dall’impulso chiedo un libro specifico che già volevo acquistare a Napoli ma che non ho trovato, cioè non è specifico di un autore me è specifico di un determinato argomento e, si direbbe, che l’ho trovato… devo solo leggerlo per scoprirlo! Sono nei vicoli del Ghetto Ebraico una porzione di Città compresa tra le vie Maria Vittoria, Bogino, Principe Amedeo e San Francesco da Paola in cui sorgono alcuni locali assai strani in cui una Pasticceria d’alto livello si traveste con la maschera di una profumeria rinomata… leggi la scritta, guardi la vetrina e pensi “Ma sono lo stesso locale???”.

Ma la Tazzina la devo mettere all’orecchio come al Chocolate Story? Sono al museo Lavazza e qui, per dialogare con la didattica presente nel percorso, ti consegnano una lattina che devi solo appoggiare al piattino virtuale. Ora ho capito la finalità di questi aggeggi; all’interno dei percorsi trovi gli scenari in cui scattarti photo e Selfie in vari modi come nel salotto assieme alla storica Carmencita, il personaggio degli antichi caroselli Lavazza e poi ti inviano tutto tramite mail non so se gratuitamente o a pagamento ma, tramite il numero della tazza, hanno il riferimento corretto. Nel 1895 viene registrato il marchio Lavazza, attività rilevata nel 1894 da una piccola Drogheria. In esposizione vecchie e più nuove pubblicità e locandine con la storia della famiglia e l’albero genealogico in cui i discendenti ora ancora in vita ne hanno esposto il nome… chissà com’è essere esposti in un museo da vivi? bah chissà… 

La visita prosegue con l’usuale spiegazione sulla raccolta, lavorazione e macinatura con graziose tavole didattiche che ti illustrano il tutto e su cui è possibile interagire. Si ci imbatte poi in bobinoni di confezioni di caffè ancora da assemblare, si passa alla rappresentazione delle macchine per il caffè, al furgoncino Lavazza e alla degustazione gratuita di una bevanda a piacere, io ho scelto il Biberin in cialda che si mangia, buono! 
Nell’attesa dell’apertura ho girovagato per le vie adiacenti imbattendomi nella centrale elettrica di Torino, un edificio di fine Ottocento è una centrale di trasformazione di Energia Elettrica. Per poi arrivare all’area Archeologica della Chiesa Paleocristiana in cui è possibile osservarne gli scavi tramite una vetrina sui viali.

Mi dirigo verso il museo della Radio e della Televisione Rai dove incontro il Murales di Piero Angela una raffigurazione in stile Street Art finalizzata a rendere omaggio al personaggio che ha contribuito a rendere grande la Tv di Stato. Il Museo Gratuito ma piccino, è grazioso. Racchiude elementi storici della storia della radio e della comunicazione, racchiude rappresentazioni di scene di studio con le varie telecamere che permettono di riprenderti e vederti ripresa sullo schermo. 
Torno a riprendere il mio zaino e a salutare la signora promettendoci un caffè se ci sarà modo di rivederci, a salutare mentalmente “Sancio Trancio” il locale punto di riferimento per il B&b che ha buona focaccia ma poca scelta per le pizze per poi proseguire verso Piazza Castello perché l’ora del mio treno sta per giungere e non vi è più spazio per altre attrazioni più distanti. 

E cosa trovo? La finanza compie i 250 anni di attività. Natata il 5 Ottobre del 1774 proprio in Piazza Castello a Torino con il nome di “Legione Truppe Leggere” nasce come corpo speciale per la vigilanza finanziaria e la difesa militare dei confini del regno di Sardegna. Con l’unificazione D’Italia i corpi di finanza dei vari stati Italiani vennero uniti nel “Corpo di Guardie Doganali”, istituito nel 1862. Nel 1881 assunse la denominazione di “Corpo della Guardia di Finanza”, nel 1923 nasce la “Polizia Tributaria Investigativa” per contrastare il contrabbando, combattere l’evasione dei tributi e la criminalità organizzata. Negli anni successivi alla seconda guerra Mondiale in cui hanno partecipato, si sono modernizzati con l’ampliamento dei servizi come “Cinofili”, “Aereo”, “Alpini”,”Baschi Verdi”. Dal 1° Gennaio 2017 è divenuta l’unica forza di polizia sul Mare. 

Olbia, Il mio primo viaggio in Aereo sola.

 Riporto il testo del mio arrivo dal mio diario cartaceo…

03/08/02 Aeroporto di Olbia;

Sono appena arrivata, sto aspettando gli altri che arrivano in traghetto (ma non erano già là da una settimana? I ricordi sono un poco confusi, forse perché il viaggio mi ha scombussolato un po’ la mente..)
Il volo è stato emozionante, a parte l’iniziale paura e il continuo via vai in bagno, mi sono ritrovata a fianco al mio “classico pensionato”, un uomo che sembrava aver vissuto mille avventure. Il tipo ci sapeva molto in fatto di viaggi perché fa molto spesso il tragitto “Olbia-Bologna” e mi ha spiegato le varie “Fasi” del Volo, dall’imbarco all’atterraggio. Durante il nostro scambio di racconti, ho scoperto che aveva visitato posti meravigliosi in tutto il mondo, condividendo aneddoti divertenti e consigli preziosi per chi, come me, ha ancora tanto da esplorare. La sua esperienza mi ha fatto sentire più a mio agio e, mentre il panorama volava sotto di noi, ho iniziato a sognare le mie prossime avventure.

Il decollo è stato emozionante, avevo una sensazione di vertigine a guardare fuori dal finestrino ma soprattutto nelle virate dell’aereo. L’atterraggio per me è la fase più brutta, hai la sensazione di precipitare e viene d’istinto frenare con i piedi.
Fasi comiche del viaggio;
-Io stressatissima, tesissima e il mio simpatico vecchietto tranquillo e beato.
-Io che, quando l’aereo prende il decollo chiedo al vecchietto; Ma si sta fermando?

Una settimana di Mare e spiagge con visita al “Parco Nazionale Arcipelago La Maddalena” , un viaggio in barca per visitare le varie isole fino ad arrivare nel punto in cui il cellulare ha dato segnale Francese, il confine della Corsica era stato raggiunto. Ricordo un’isola dalla sabbia Rosa (Chiamata “Spiaggia Rosa”) e un fico dai frutti squisiti e appiccicosi ma, purtroppo, i miei ricordi si fan lievi… anche in questo caso non ho immagini digitali ma solo rullini poco nitidi!

Rammentando i Cipressi di Bolgari dopo aver ritrovato una fotografia scattata anni or sono!

Davanti a San Guido


I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar.
Mi riconobbero, e— Ben torni omai —
Bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino —
Perché non scendi ? Perché non ristai ?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.
Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d’una volta: oh non facean già male!
Nidi portiamo ancor di rusignoli:
Deh perché fuggi rapido cosí ?
Le passere la sera intreccian voli
A noi d’intorno ancora. Oh resta qui! —
— Bei cipressetti, cipressetti miei,
Fedeli amici d’un tempo migliore,
Oh di che cuor con voi mi resterei—
Guardando lor rispondeva — oh di che cuore !
Ma, cipressetti miei, lasciatem’ire:
Or non è piú quel tempo e quell’età.
Se voi sapeste!… via, non fo per dire,
Ma oggi sono una celebrità.
E so legger di greco e di latino,
E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú:
Non son piú, cipressetti, un birichino,
E sassi in specie non ne tiro piú.
E massime a le piante. — Un mormorio
Pe’ dubitanti vertici ondeggiò
E il dí cadente con un ghigno pio
Tra i verdi cupi roseo brillò.
Intesi allora che i cipressi e il sole
Una gentil pietade avean di me,
E presto il mormorio si fe’ parole:
— Ben lo sappiamo: un pover uom tu se’.
Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse
Che rapisce de gli uomini i sospir,
Come dentro al tuo petto eterne risse
Ardon che tu né sai né puoi lenir.
A le querce ed a noi qui puoi contare
L’umana tua tristezza e il vostro duol.
Vedi come pacato e azzurro è il mare,
Come ridente a lui discende il sol!
E come questo occaso è pien di voli,
Com’è allegro de’ passeri il garrire!
A notte canteranno i rusignoli:
Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;
I rei fantasmi che da’ fondi neri
De i cuor vostri battuti dal pensier
Guizzan come da i vostri cimiteri
Putride fiamme innanzi al passegger.
Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno,
Che de le grandi querce a l’ombra stan
Ammusando i cavalli e intorno intorno
Tutto è silenzio ne l’ardente pian,
Ti canteremo noi cipressi i cori
Che vanno eterni fra la terra e il cielo:
Da quegli olmi le ninfe usciran fuori
Te ventilando co ‘l lor bianco velo;
E Pan l’eterno che su l’erme alture
A quell’ora e ne i pian solingo va
Il dissidio, o mortal, de le tue cure
Ne la diva armonia sommergerà. —
Ed io—Lontano, oltre Apennin, m’aspetta
La Tittí — rispondea; — lasciatem’ire.
È la Tittí come una passeretta,
Ma non ha penne per il suo vestire.
E mangia altro che bacche di cipresso;
Né io sono per anche un manzoniano
Che tiri quattro paghe per il lesso.
Addio, cipressi! addio, dolce mio piano! —
— Che vuoi che diciam dunque al cimitero
Dove la nonna tua sepolta sta? —
E fuggíano, e pareano un corteo nero
Che brontolando in fretta in fretta va.
Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giú de’ cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia:
La signora Lucia, da la cui bocca,
Tra l’ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch’è sí sciocca
Nel manzonismo de gli stenterelli,
Canora discendea, co ‘l mesto accento
De la Versilia che nel cuor mi sta,
Come da un sirventese del trecento,
Piena di forza e di soavità.
O nonna, o nonna! deh com’era bella
Quand’ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest’uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!
— Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.
— Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio cosí.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,
Sotto questi cipressi, ove non spero,
Ove non penso di posarmi piú:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.
Ansimando fuggía la vaporiera
Mentr’io cosí piangeva entro il mio cuore;
E di polledri una leggiadra schiera
Annitrendo correa lieta al rumore.
Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
E a brucar serio e lento seguitò. 



Ecco la poesia che la datata guida turistica sputacchiosa mi ha dato in mano dopo avermi raccontato della presenza del corpo di non ricordo chi (forse la madre o la nonna Lucia) nel vecchio cimitero della piccola borgata.
In sostanza al Carducci ormai grande, rivedendo i Cipressi sul treno che lo sta riportando a casa, gli tornano in mente i giochi da bambino. Come nausica con Ulisse lo chiamano ma lui resiste perché ormai non è più bambino e perché ne deve raggiungere uno.
Oggi  curerebbero con psicofarmaci colui che parla ai cipressi per dir loro che non può più andar da loro,egli è ormai diventato un uomo famoso, un professore universitario già molto noto come poeta e come scrittore, quindi sottolinea con affetto ai cipressi, definiti nella poesia con un diminutivo “cipresetti miei”, di non essere più quel ragazzino che organizzava adunanze tumultuose che spesso finivano a colpi di sassi, alcuni dei quali colpivano anche i cipressi.
Ma attenzione… i Cipressi gli rispondono, sanno che il poeta non è una celebrità, come egli stesso dichiara, ma un infelice come tutti gli uomini di fronte alle forze libere ed eterne della natura, alla pace, alla felicità, contrapponendo così, la vita semplice e autentica della natura a quella artificiosa e falsa della società, in cui il dolore, la tristezza., appartengono a tutti gli uomini, anche a quelli più felici, perché propri della condizione umana.
Perciò, se mi sentite parlare da sola vuol dire che ho l’animo di un Poeta!!!!