Masada (o Massada, o in ebraico Metzada מצדה)

Arriviamo in Bus al luogo che descriverò più tardi, ho lasciato la mia compagna di viaggio per proseguire fino al “Masada” per esplorarne la vetta. Trattasi di una montagna nel deserto del Negev su cui sorgeva una città circondata da Mura. Ovviamente chi può distruggere una simile maestosità? Il popolo romano, accampato poco lontano, cerca di varcare uno spiraglio di ingresso riuscendo nell’intento in una sera ormai tarda per assalire la popolazione. Il giorno successivo entrano e trovano tutti deceduti (in realtà quasi perché pochi sopravvissuti sono rimasti), durante la notte sono stati scelti 10 uomini per uccidere tutti, di questi 1 avrebbe ucciso i restanti 9 per poi suicidarsi. Perché arrivare alla morte? Perché i Romani rubavano, assediavano e rendevano in schiavitù le popolazioni conquistate. Questo è un riassunto brevissimo rispetto a tutto il lungimirante racconto visto su internet e pienamente illustrato da Alberto Angela in modo chiaro e conciso. Ora son però rimasti un mucchio di sassi a tratti ben composte e sorrette tra loro, un grande piazzale simile alla pietra di Bismantova che si trova nelle montagne Reggiane, un percorso che indica eccellentemente ciò che c’era in quel luogo come il palazzo grande, il più piccino, la Cisterna… E’ possibile salire in due modi differenti, ovviamente ho scelto la più comoda; la Funicolare, però sarebbe stata spiritualmente introspettiva una camminata lungo il sentiero del serpente, indubbiamente meglio è assaporarla all’alba, quando il sole non accalda troppo le tempie e la visuale dell’alba sul mar morto permette di creare un’alternanza di cronologie cromatiche degne di un’artista fotografico! A sole alto, invece, la sabbia è più acre e accesa, son riuscita a bere due litri d’acqua in due ore, non oso pensare coloro che lavorano in pieno deserto come fanno a non morire… ho chiesto alla mia compagna di viaggio, da archeologa in pensione ricorda ore in cui beveva 2 litri anche senza sosta anche perché i pesi da portare erano abbondanti (non avevano tutte le odierne attrezzature) e il cercare reperti implica un tempo e una pazienza non consoni al calore che il sole può emanare in determinati orari

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